B. O. I. A. de O.
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La subdola subduzione della Romagna (il mio legale afferma che subduzione non è una parolaccia, quindi non potete più querelarmi)

Posted on the settembre 19th, 2009 under Geopolitica, Politica by Bulletin Observa...ecc...

Il progetto ciclopico di San Marino per arrivare, de facto, al vertice delle potenze mondiali, rischia di inabissare la Romagna e incrinare i rapporti col Nepal. Ma c’è di più.


PONTE NELLE ALPI (Appennini) – Da tempo il bulletin molesta le cancellerie e le ambasciate di San Marino per carpire informazioni su quello che si prefigura essere un progetto ciclopico, tale da proiettare il piccolo grande reich, al vertice del G8, alla testa della NATO, e fargli vincere il concorso di X-Factor alla faccia di Morgan, che non ci crede.

Mai, dopo la costruzione del canale della Manica intorno al tunnel, l’uomo aveva tentato una simile impresa, e sebbene le notizie siano ancora voci di corridoio, noi del bulletin non abbiamo timore nel pubblicarle, per quanto un corridoio che parla possa mettere a disagio.

La nostra inchiesta ha avuto inizio durante un reportage sull’avvistamento di Masai tibetani idrofobi nei boschi poco fuori Milano Marittima. Imbattutici in coltivatore di un allevamento di maiali, Loris Denis Walter Raul Raul Loris Denis Walter Ecosivia, e vistata la sua proprietà in cerca di tracce di Masai, ci siamo soffermati su un particolare curioso. Gli abbiamo allora chiesto come mai all’interno del suo porcile avesse delle orche marine al posto dei maiali, rinchiuse nelle apposite celle per i suini.

“Mo’ ben, da qualche tempo a questa parte” risponde egli trafugato “al posto dei porzeli mi son spuntate fora queste bestie strane qui, mo’ vedi un po’ te! Sarà perché da qualche tempo al posto de la campgna, mo zè l’ozeano!”

Riccione: un sabato sera come tanti nell'ex riviera romagnola (oggi riviera emiliana).

Riccione: un sabato sera come tanti nell'ex riviera romagnola (oggi riviera emiliana).

Questa illuminante intervista ha spalancato i nostri occhi di arguti indagatori sul fatto che al posto della Romagna, effettivamente, ora c’è il mare, cosa che, ad un profano del mestiere, potrebbe sfuggire. Consci quinci dei motivi per cui fosse tanto difficile approcciare Milano Marittima senza un natante ed individuare le selve limitrofe, così come respirare, abbiamo intensificato le indagini per venire a capo di questo fenomeno. L’unica spiegazione possibile, dopo l’ipotesi di un’attacco simultaneo d’incontinenza delle genti romagnole, è che fosse opera delle macchinazioni di San Marino.

Un secondo indizio delle responsabilità effettive del reich repubblicano consiste nel fatto che i postini italiani che varcano i bastioni della fortezza sanmarinese, non fanno più ritorno in patria, e se lo fanno, vi fanno ritorno morti.

Una recente foto della rocca di San Marino. Possiamo notare un postino esalare l'ultimo fiato mentre tenta di raggiungere Patakkastraße, e l'altro morirne di conseguenza.

Una recente immagine della rocca di San Marino. In basso a dx, possiamo notare un postino esalare l'ultimo fiato mentre tenta di raggiungere Patakkenstraße, e l'altro morirne di conseguenza.

Abbiamo intervistato uno di questi ultimi, ma evidentemente spaventato per qualche motivo, si è trincerato dietro il rifiuto di parlare, scontrosamente anche di cantare e di ballare.

Questa scarsa collaboratività collaborativism(?!?). Questa cosa che non c’hanno voglia di collaborare, i postini morti, ci ha fatto riflettere.

Rara immagine degli editori del bullettin che riflettono

Rara immagine degli editori del bullettin che riflettono.

Poche cose al mondo possono aver causato e potranno causare lo sprofondamento dell’Emilia Romagna e una strage di postini italiani.

La guerra berbero-statunitense (che ci crediate o no, è avvenuta), oppure, logicamente, l’asportazione di terriccio dalle colline romagnole per l’innalzamento di Monte Titano a quota 8000 metri con il conseguente inabissamento delle terre circostanti e la morte per ipossia di chiunque, non attrezzato, si rechi in cima al monte per recapitare la corrispondenza.

Monte Titano è l’asperità rocciosa su cui si erge la rocca di San Marino, detta affettusamente e con sussiego “la Verruca del Santo” dai suoi abitanti. Fino a poco tempo fa, questo monumento all’incapacità di Madre Natura di delimitare il confine tra la sabbia e le catene montuose, si ergeva a quota 739 metri sul fondo del mare, e veniva guardato con rispetto solo dagli abitanti del Ben Nevis e di Lozzo Atestino.

Ma oggi…

Ebbene, abbiamo rintracciato, fiocinato e condotto nel nostro ufficio segretissimo, uno dei tanti trulli in Piazza Insurrezione a Trieste, il cancelliere del reich sanmarinese perché potesse renderci edotti sugli sviluppi di questo progetto.

“Il progetto è semplice” afferma egli “ogni notte dalla nostra cinta muraria viene calato un gruppo di volontari coatti, o truzzi che dir si voglia, che muniti di cucchiaio e sacco di plastica, asportano meticolosamente la terra dalle regioni circumvicine per poi depositarla immediatamente al di sotto delle fondazioni di San Marino, in cima al monte, in modo da portare la capitale del nostro reich a superare, una volta per tutte la quota della montagna più alta del mondo, l’Everest.

L’Everest oggi svetta a ben 8848 metri sul livello del mare, ebbene noi porteremo il fagiano segnavento del castello di San Marino a svettare a ben 8849 metri sul livello del mare!

Questo sogno era già nella mente del nostro fondatore, San Marino, per poter palesare la gloria del Signore, Gesino Bambù, di fronte a San Everest, il miscredente, venuto dalla Romania, lì, dal Pakistan, per rubarci le nostre donne e violentare i posti di lavoro. Ebbene, il sogno di questo grande uomo si avvererà. Molti pensano che sia follia, ma io e il rosafante invisibile a cavalcioni sulle mie gambe non la pensiamo così.”

In effetti anche il rosafante sembra convinto di queste parole. rosafante_4301

Ma le reazioni dal resto del mondo, quello che conta, non si sono fatte attendere.

La nutrita comunità sanmarinese alla base dell’Everest è stata trucidata con ferocia inaudita da orde di yak imbufaliti, mentre la comunità sherpa di San Marino è stata massacrata da orde di bufale inviglyakkite. Il Nepal minaccia pesanti sanzioni contro il reich di Monte Titano, così come la Romagna e le Marche si sono dette pronte a combattere sul campo per difendere il loro territorio dal non essere un territorio. Gli eserciti dei comuni romagnoli e marchigiani hanno approntato tende da campo, tavolate, lambrusco, bande di liscio, poco fuori i bastioni di San Marino, pronti a combattere all’ultima briscola contro il potente e feroce esercito del reich. Anche campi da bocce e racchettoni con i simboli nazionali sono stati allestiti per quella che sembra poter assumere l’aspetto di una apocalittica guerra balneare. Le operazioni militari sono supervisionate dallo stato maggiore comandato dal moirarca Andrea Roncato e il peltasta Gigi Sammarchi, che per motivi ideologici, ha tolto “San” e ha cambiato il proprio cognome in “Marchi”, senza guadagnare nulla, a causa dell’euro.

Il peltasta Gigi (non avendo un cognome, non sappiamo come chiamarlo – N.d R.) alla nostra domanda se creda che si possa evitare lo scontro ha rilasciato una laconica dichiarazione ” To όρος Έβερεστ είναι το ψηλότερο βουνό της οροσειράς των Ιμαλαΐων…” il resto era troppo laconico per essere riportato dal nostro bulletin, ma abbiamo sottoposto il testo ai nostri iloti d’ufficio per la traduzione, fustigandoli.

Il papa dal canto suo è scettico. Dal suo ritiro autunnale nella Scozia meridionale, siamo riusciti a farci concedere un’intervista per sapere come pensa di agire per risanare questa crisi diplomatica.

“Dunkve, purtroppo non pozzo fare molto da qvesta posizione remota dell’Europa, ma appena afrò finito questo perido di facanza in Alto Atice, in moooolto Alto Atice, allora prenterò in mano redini ti situazione. Domani fedrò il famoso Fallo di Adriano, topotikè tornerò in sede istituzionale e interferrò in kvesta disticevole crisi.”

Il calciatore brasiliano, però, nega fermamente il suo coinvolgimento nei programmi del pontefice.

Intanto il mondo resta a guardare, e all’ingresso può anche trovare un distributore di popcorn da consumare durante la visione, ma una soluzione all’altezzosa sfida delle altitudini pare stia cominciando a balenare nella testa del ministro nepalese delle Cose Molto Alte.

“Dato che non possiamo competere con la tecnologia sanmarinese, abbiamo comunque trovato una brillante soluzione che possa in qualche modo riaprire questa partita.

Avendo io giurisdizione sulle Cose Molto Alte presenti nel mio paese, ho ingiunto con un proclama ufficiale, a tutti gli abitanti più alti di un metro, di avvicendarsi sulla vetta del monte Everest in modo da portare l’altezza della Montagna a 8849 metri e un po’ di più, cosicché il primato resti ancora alla nostra gloriosa nazione.

Ma sarà la soluzione giusta? Noi crediamo di sì. La nazionale di basket nepalese crede di no.

E all’ombra di due enormi colossi di pietra che si contendono il dominio dei cieli, una nuova crisi scoppia tra Nepal e India. Orde di Persone Molto Alte emigrano in massa in territorio indiano lasciando alle proprie spalle un paese disabitato, in cui, a farla da padrone, restano solo i bambini piccoli e i nani.

E mentre tutto questo si svolge davanti alle impietrite organizzazioni mondiali e a Morgan di X-Factor, Valentino Rossi, a Tavullia, si prepara alle prossime gare di Moto Gp cavalcando l’ultimo avanzatissimo pattìno Yamaha nel circuito di Imola.

I tempi, ingenerosamente, cambiano. (Sconcenzo Fraspa)

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La sotterranea conquista del sacro soglio pontificio

Posted on the settembre 13th, 2009 under Geopolitica, Politica by Bulletin Observa...ecc...

Tensioni nascoste in Vaticano aprono una dolorosa pagina sulla mai risolta questione delle chiese scismatiche. Ma c’è di più.


ALPAGO (Bosnia) – Allo spettatore disattento che visita stupito la grande piazza del Bernini, cinta dal colonnato del Bernini e si sofferma ad ammirare la grande cupola del Bernini, le Guardie Svizzere Pontificie potrebbero sembrare le curiose sgargianti vestigia di un passato militare che il Vaticano perdette in seguito all’unificazione d’Italia: fatto che segnò la fine del potere temporale dei Papi.

Guardie svizzere calviniste

Queste guardie di provata fede cattolica esercitano la loro protezione sul pontefice (ormai più simbolicamente che attualmente) dal lontano 22 gennaio del 1506. Dopo il 1870 questo corpo d’armata rimase comunque “acriter et fideliter” l’unica forza militare attiva nello Stato della Chiesa, un esercito, come si diceva, di provata fede cattolica.

Ma lo è davvero?

Pochi giorni fa un file anonimo, firmato dall’oberst delle guardie Zagor von Zurich, è stato trovato morto sulla scrivania dell’ufficio privato del suddeto oberst; in questo documento bollato come “confidential” sono riportati i nomi di molte delle guardie pontificie attive in Vaticano. A fianco di essi sono riportati alcuni dati inerenti le loro generalità, tra cui la fede professata. Tutti questi elementi risultano essere calvinisti.

Fino a qualche giorno fa la redazione del nostro giornale era stata più volte  chiamata da un enigmatico informatore interno al Vaticano, da qualche giorno misteriosamente scomparso (fatalità) e con cui nessuno riesce più a ristabilire un contatto. Di lui rimane un brevissimo messaggio registrato sulla segreteria telefonica dello scrivente di cui riportiamo un estratto “…Il progetto è semplice: guardie pontificie calviniste per rodere le fondamenta cattolico-romane della Chiesa; farla diventare lentamente una roccaforte armata della fede di Calvino, convincendo i papi, i cardinali e le gerarchie ad abbandonare il cattolicesimo anche a suon di alabarde e frustate con gli asciugamani. Forse potrebbero togliere loro i chierichetti. La data è vicina, potrebbe essere troppo tardi.

Vuoi alzare quella maledetta cornetta, maledizione? Lo so che sei in casa! E’ per ieri sera, vero? Non ti comportare da immaturo anche stavolta…Oh no, aiuto. MISTERIOSAMENTE SCOMPAIOOOO!…tututututu.”

Di fronte a tali indizi di una possibile cospirazione elvetico-calvinista ai danni di Sua Santità le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il nostro inviato dal fronte riporta che le superpotenze internazionali stanno prendendo in considerazione ogni ipotesi possibile per contrastare i piani dei calvinisti, e mentre si mettono in moto le potentissime macchine diplomatiche di Vaduz e Andorra la Vella, dalla stessa Andorra parte l’ordine, per gli ambasciatori presenti, di lasciare l’ambasciata andorrena in Vaticano, tutti e tre; mentre si spostano le truppe sul confine, tutte e tre, munite di biglietto interrail (Andorra-Francia-Italia-Vaticano) per raggiungere il paese e, se non verrà chiarita la questione, iniziare un vero e proprio conflitto armato, cui seguirà rinfresco.

L’esercito di Andorra in formazione da battaglia a-spetta il treno per Roma (fonte: Ansia)

L’esercito di Andorra in formazione da battaglia aspetta il treno per Roma (fonte: Ansia)

Il papa dal canto suo è scettico “Non penzo pozza fare qvesto, alla zanta perzona di me, il nopile popolo zvizzero, che tanto foglio pene, perché io foglio sempre pene, anche a chi fa torto, contorto, ritorto; no importa forma. Foglio pene umanità intera.”

Ma i servizi segreti vaticani, diretti da Don Matteo, non la pensano allo stesso modo. La questione della presa interna della chiesa da parte di forze scismatiche, protestanti e non, è un’ipotesi già considerata da tempo. “Ho visto il patriarca Bartolomeo rubare un cucchiaino durante la colazione col pontefice, una volta; mentre capita sempre che quando venga qui la delegazione valdese, spariscano almeno due pacchi di carta igienica, quella privata, con le insegne pontificie! Una cosa inaudita. Non sono stupito se da qualche tempo tra i calvinisti si stesse preparando un vero colpo di stato, armato dalla punta dell’alabarda michelangiolesca.” Riferisce Don Tonino, il consigliere del pontefice. Don Camillo, dal canto suo ha chiesto di aprire un’inchiesta alla corte internazionale per i crimini contro la religione con sede a Santa Sberla Genuflettente, a Sealand; richiesta rifiutata per la recente guerra di successione scoppiata nel potentato marittimo nord-europeo.

In questa intricata vicenda cerchiamo solo di trovare un qualche spiraglio di luce intervistando una guardia pontificia, per carpirne, anche solo con un gesto o uno sguardo, se egli, un uomo pio e fedele, possa nascondere qualcosa di indicibile.

“No zignore, no calfinizti qvi, mai nezzuno calvinizta tra Gvardie Sfizzere Pontificie.” Ma alla domanda, quale fede professi, la guardia ci caccia via in malo modo, mentre altre si avvicinano minacciose, togliendosi gli occhiali scuri e gettando con stizza le sigarette a terra.

Vogliamo credere a questa guardia.

Sì, vogliamo credere che Ismail Mehmet Ben-Yussuf Ben-Ibrahim Schwarzkopf non sia calvinista. Vogliamo anche sperare però che l’immigrazione in Svizzera sia controllata meglio. Vogliamo soprattutto credere che questo non sia il primo capitolo di una nuova guerra globale che trascini con sé Andorra, Liechtenstein, Sealand, Malta, S.Marino (di cui si teme la nascente potenza nucleare) e con esse il mondo intero; o l’ultimo capitolo di una guerra combattuta,  a colpi di scomuniche e dispute teologiche, contro la cattedra di Pietro, iniziata più di 470 anni fa da un uomo il cui nome risuona ancora oggi potente e minaccioso in Europa: Italo Calvino. (Sconcenzo Fraspa)

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